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Il cemento è una polvere sottilissima di natura principalmente calcarea, di colore grigio, confezionata in sacchi, che ha la funzione di legante all’interno di una miscela di inerti di varia granulometria ed acqua che viene denominata calcestruzzo conferendo alla stessa una elevata capacità di resistenza a compressione, dando vita così, a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, ad un materiale di straordinaria importanza nel mondo delle costruzioni negli anni a seguire e sino ai giorni nostri.

Il cemento per altro, pur essendo di per sé prodotto dalla cottura di materiali naturali, rocce calcaree ed argille di vario tipo, è un materiale a forte impatto ambientale, in considerazione degli elevati costi energetici per la sua produzione e della caratteristiche di non traspirabilità e quindi di insalubrità nelle abitazioni.
Tale assenza di traspirabilità è dovuta alla elevata temperatura di cottura, resa possibile nei forni a metano, ed allo scioglimento ed alla vetrificazione delle parti silicee contenute nelle argille che compongono, assieme alla pietra calcarea, la materia prima.
In tal modo, come appunto accade con il vetro, viene a mancare la traspirabilità della costruzione.
I manufatti in cemento, inoltre, tendono fortemente a trattenere l’umidità e ad asciugarsi molto lentamente, per cui risultano per lo più perennemente umidi e, pertanto, elementi ad elevata insalubrità.

Esistono numerosi tipi di cemento, ognuno adatto a delle funzioni specifiche. Negli interventi di bioedilizia è consigliabile usare Cementi Portland e Cementi Pozzolanici, le cui componenti sono in ampia parte (95 – 96% ) del tutto naturali e dichiarati e solo una piccola parte, addittivi integratori, è non dichiarata e sconosciuta.

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